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Storia del Castello di Medusa e del bandito Perseu
Storia del Castello di Medusa e del bandito Perseu - Asuni: storia del Castel Medusa e del bandito Perseu PDF Stampa E-mail
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Scritto da Antonio Fanari   
Venerdì 31 Luglio 2009 21:48
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Storia del Castello di Medusa e del bandito Perseu
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Il luogo è orrido e par destinato dalla natura coll'arte ad albergo di espiazione, e di dolore, più che ad altro uso di sociali bisogni di civile economia. Il suo orizzonte è sempre mesto, e monotono di ogni intorno, senza divaranza di stagione, e piante, e sassi, scoscendimenti, e precipizi fan l'anima, e mai variata una veduta. La sua vicinanza ad Asuni è di circa tre quarti d'ora, trova difficoltà talvolta insuperabile nel suo passaggio delle acque lungo l'inverno. Dista da Samugheo più di due ore per lo più in passaggi difficilissimi, ed altrettanto da Laconi. La pezza: L'unico Castello che esiste tra i limiti dei territori d'Asuni e e Samugheo viene comunemente conosciuto col nome di Castello di Medusa, su cui moltissime sono le insulse dicerie del volgo, ed in particolare che fosse un tempo abituro di un Re avente orecchie d'asino, od'una sua figlia, e che vi esistano immensi tesori, la cui ricerca ha influito in ogni tempo alla sua rovina colli sforzi meccanici, da che gli esorcismi non vi sortirono l'effetto desiderato. Dista da Asuni tre quarti d'ora a passo ordinario d'uomo a piedi, ed è sito nel punto estremo dei territori di Samugheo, dove le acque di Laconi e sue adiacenze s'incontrano con quelle che scorrono da Ortueri, dopo unite alle altre di Desulo e Belvì, che radono alla destra le falde delle alte creste dei territori di Samugheo sino ad imbattersi nel Castello, e nelle altre acque suaccennate di Laconi. Consiste in una penisola bislunga che presenta da ogni banda a quelle acque un'alta rocca a pico, meno nella parte dell'istmo in cui le rocce hanno un declivio più sensibile da ambi i lati, in cui sembra fosse l'antico ingresso, tuttorchè ben difficoltato in ogni senso, ma ora tempestato di piante, ruderi, e cementi degli avanzi dell'antico fabbricato ben solido in pietra e calce, che cingieva l'intiera superficie della rocca ora coperta di macchie e di grosse piante d'olivastro e d'elce, per cui par coetaneo agli altri antichi Castelli che trovansi sparsi in varie parti dell'Isola. Guardato dalle sottoposte acque presenta un'altezza maggiore a qualunque punto il più elevato del Castello di Cagliari, ma é dominato per ogni verso da colli alti per lo meno tre quarti di più, per cui non può vedersi questo sito senza superare le vette che lo dominano, di cui la più facile trovasi dalla parte di Asuni, potendosi andare comodamente a cavallo sino al prospetto della rocca alla distanza di un quarto d'ora circa per giungere alle acque che lo radono, quali fuorché di state non permettono l'accesso alla rocca.Tutti i dintorni sono intieramente coperti di boscaglie in terreni nella medesima parte non suscettibili di coltivo, tranne la parte che mira al sud, e si eleva verso nord-ovest, in cui quei di Samugheo vi seminano a piccolissimi tratti con fatiche indicibili, essendo poi costretti ritirar le messi sulle spalle sino alle sovrastanti sommità per la impossibilità di potervi far uso di alcuna bestia da soma. Non s'avrebbe motivo sufficiente motivo sufficiente a giudicare intemperioso il clima, sebbene in sito assai basso rispetto alle più alte gole che lo dominano. Le sottoposte acque non ristagnano, non sono fangose, scorrono tra sassi e dirupi, e se in qualche tratto cessa il loro corso superficiale, non perdono punto alcuna delle buone qualità. Le valli profonde che vi toccano sono lunghe, dall'alto in basso coperte di folte boscaglie, e vi devono sempre mantenere una continua ventilazione, portandovi per riflessione anche quei venti che non vi avrebbero un accesso libero direttamente. Il suo orizzonte e circoscritto e mesto per ogni verso a quanto presentano le valli, ed i monti che lo attorniano: le rocche sparsevi da ogni parte sono calcaree, o di marmo bardilio. Le fiere solamente frequentano quei contorni, e di raro tutt'altro bestiame, meno i porci in tempo di ghiande, ed un monotono mormorìo delle onde, colle strida d'augelli rapaci ne rendono più molesto il soggiorno; in cui oltre le muraglie più o meno abbattute vedonsi divisioni di stanze del vetusto Castello, qualche avanzo di torri, e di qualche serbatoio d'acque, supponendosi ancora la rocca scavata sia dalla natura, o dall'arte, ma nessuno vi penetrò finora per quanto si sappia. La sua maggiore ampiezza nella superficie è di circa metri 45, ed al doppio la sua lunghezza; la sua maggior fortificazione sembra alla parte dell'ingresso, in cui anche una lingua di rocca separata, che forma col Castello una vera cifra 7 è sormontata da un'alta muraglia solida, che si mantiene tuttora a preferenza dell'altro fabbricato, forse per la difficoltà che presenta a potersi diroccare; e le capre a preferenza d'ogni altro bestiame trovano ordinario pasto in quei contorni. Quando Torino ebbe conferma dell'esistenza del manufatto, mise in moto la  macchina organizzativa, fece rientrare il Perseu a Cagliari, da dove scortato da un certo Sottotenente Parodi (il quale ebbe tutta una serie di istruzioni scritte su come comportarsi nel caso di ritrovamento del tesoro) e da tre gendarmi partì alla volta di Asuni, pernottarono a Senorbì per poi ripartire al mattino per Isili, dove rafforzarono la truppa con tre gendarmi provenienti dallo squadrone di Laconi, e via di nuovo verso Asuni. Dai rapporti scritti dal Sottotenente Parodi sappiamo che in sua compagnia ed ai suoi ordini, erano 10 i gendarmi. La lettera con le istruzioni consegnata dal vicerè al Parodi, unitamente ad un sigillo Vicereale è la seguente: (**) 11 Settembre 1844- Il servo di pena Francesco Perseu assicura costantemente il Governo di aver egli sotterrato nella grotta denominata Su concali de Argoneus nei salti di Asuni alcune monete antiche da Lui prese per entro ad una camera oscura del Castello detto del Re orecchia d'asino o di Medusa esistente in sulla vetta d'un monte posto infra i territori di Samugheo e di Asuni, dentro il quale Castello assicura lo stesso denunciante di aver veduto moltissimi oggetti di antichità. come arme, monete, etc. Per verificare se realmente sussista l'asserto del forzato Perseu, è mia intenzione che Ella parta domani con un brigadiere e due uomini a cavallo per accompagnare a Isili passando per Mandas il detto Perseu.



Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Agosto 2009 23:55
 

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