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Sa dottrina - il catechismo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Fortunato Loi   
Sabato 01 Agosto 2009 11:07

Prima ancora “de intrai a iscolla” di essere ammesso a frequentare la prima elementare, tutti i bambini, di pomeriggio si recavano, accompagnati dai fratelli maggiori,  in un locale adibito all’insegnamento del catechismo.

Qui li aspettava “Sa maista de dottrña” la catechista, ai miei tempi e fino a pochi anni fa  tzia Kika Cau dolcissima donna che amava i bambini come nessuno, nonostante non ne avesse mai avuto di suoi in quanto nubile.

 Tanto dolce che incontrandomi alla mia età di circa sessant’anni mi chiamava  “il mio tesoro” e come me chiamava e abbracciava tutti coloro che erano stati suoi alunni, in pratica tutti qielli nati dopo 1940 e fino al 1995.

Tzia Kika era coadiuvata nell’insegnamento del catechismo dalla signorina  Lina Cossu, anch’essa molto paziente e buona.

I bambini venivano fatti sedere su lunghi sgabelli di legno, e a mo’ di cantilena dovevano ripetere  le preghiere fino ad impararle a memoria, a quell’età tutti i bambini assorbono come spugne ogni nozione che venga inculcata, e dopo un paio di volte la preghiera veniva ripetuta autonomamente dalla moltitudine dei bambini.

Dopo un’ora di lezione venivano accompagnati a giocare nella chiesa vecchia circondata dall'antico cimitero; la chiesa era costruita a croce romana, con l’abside, la navata centrale e due cappelle laterali.

La ricordo lesionata e scrostata negli intonaci, con il tetto cadente ma stabile nelle strutture ad arco che lo sorreggevano, ma sicuramente restaurabile, altro pregio della chiesa era costituito da un campanile che fungeva d’ingresso allo spazio sacro (cimitero e chiesa).

Bell’esempio di architettura rurale, con  un ingresso ad arco, sormontato da un ballatoio e da tre piccoli archi su cui erano posizionate le campane una grande, una media ed una piccola.

Sul ballatoio si posizionava il sagrestano che afferrava le funicelle dei batacchi, due sulla mano sinistra (la media e la piccola) ed una sulla mano destra, e suonava con il tempo e ritmo del ballo sardo.

Purtroppo i parroci, nell’immediato dopo guerra hanno causato danni al patrimonio artistico quanto i bombardamenti, e quindi in nome del modernismo, il bellissimo campaniletto, l’abside e le due cappelle laterali sono state demolite per dare la possibilità alla corriera della Sita di manovrare agevolmente per essere ricoverata nell’ormai cadente chiesa; gli  Asunesi non hanno avuto la forza di impedire un così grave scempio, cosa imperdonabile.

Finito il ciclo di lezioni, che duravano ben due anni, dopo idoneità conseguita con la ripetizione delle preghiere davanti al parroco si era ammessi a fare la “prima comunione”.

Successivamente si continuava a frequentare il catechismo fino all’età di 10 - 11 anni per essere preparati alla cresima.

L’assidua frequenza del catechismo, era ricompensata con il privilegio di vestire le divise delle guardie svizzere, complete di spada (di legno color argento) e fare la scorta al santo di turno durante le processioni.

L’età della cresima derivava dalla visita pastorale dell’Arcivescovo che eseguiva le cresime con cadenza di tre quattro anni quindi a volte a fianco di bambini di nove dieci anni si trovavano ragazzini di tredici, quattordici anni che ormai erano già stati avviati al lavoro.

 

Fortunato Loi

 

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