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S'omu e sa mobillia - la casa e i mobili PDF Stampa E-mail
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Scritto da Fortunato Loi   
Sabato 01 Agosto 2009 11:27

Fino agli anni sessanta del secolo scorso nessuno nel paese di Asuni, abitava in case d’affitto, tutti erano possessori della propria abitazione, ai più diseredati aveva provveduto il comune, negli anni 50 a costruire un monovano in cui abitavano.

Tutti i giovani che volevano, costruirsi una famiglia, avevano l’impegno morale nei confronti della società di costruirsi la casa prima delle nozze anche perché pochissimi possedevano più di una casa, e nel caso veniva tenuta disabitata per un figlio.

Tutti i giovani una volta svolto il servizio militare, si preoccupavano di dar corso alla costruzione della casa dove avrebbe fatto crescere la propria famiglia.Ordinava ai cavapietre la quantità di pietra occorrente per la casa che aveva in mente, dopo essersi consultato con “su maist’emuru” (il muratore).

Se non si possedeva il terreno dove far sorgere la costruzione lo si acquistava da chi possedeva “terreñu de fabbricai”, (area fabbricabile, orti all’interno del paese o terreni con esso confinante)..

Il cavapietre disponeva le pietre in una catasta a forma di parallelepipedo in modo che l’acquirente potesse determinare l’esatta quantità fornita.

Si procedeva la trasporto delle pietre con i carri a buoi a cui venivano tolte “is costañas” (le sponde), e lentamente viaggio dopo viaggio si trasportava tutta la pietra necessaria. Precedentemente, assieme al genitore e “su maist’e muru”, (muratore) si era stabilita la forma e le quantità dei vani che si dovevano realizzare.

La casa classica  si articolava su un piano terra sovrastato da un  “staulli” (soffitta) e da una “lolla” (loggiato) anteriore, aderente, o vicino  al fabbricato principale era ubicato “su forru de su pañi” (il forno del pane)

Scostato dall’edificio principale, ma abbastanza vicino ad esso, veniva ubicata la latrina; nessuna casa era fornita, fino alla metà del secolo scorso, di bagno.

Nel cortile, in tutte le case, era ubicato il pozzo a cui si attingeva l’acqua che generalmente veniva usata per le faccende domestiche, ma mai per cucinare o bere.

L’acqua da bere veniva prelevata in determinati pozzi comunali la qui bontà era riconosciuta da tutta la popolazione

Generalmente si aveva un ampio cortile, ove venivano edificati i locali a servizio delle propria attività, cioè “s’omu de sa palla, sa lolla de appallai, s’omu de su proccu, s’omu de su mollenti e de su cuaddu, s’acculliu de is puddas e de is conillus” (il pagliaio, il loggiato ove si dava da mangiare al giogo di buoi, il ricovero dei maiali, il ricovero dell’asino e del cavallo, la stia delle galline e dei conigli domestici), inoltre laterale a “sa pranza” (cortile) vi erano “s’ortu e s’accoru dei is brobeis” (l’orto e il recinto per le pecore).

 

 


1

Coxina   (Cucina)

11

S’accorru de is puddas e conillus  (Stia)

2

Apposentu bellu  (Salotto)

12

S’Omu e’ su forru   (Forno)

3

Apposentu e’ passaggiu  (Disimpegno)

13

Sa lolla e’ appallai   (Stalla buoi)

4

Apposentu e’ lettu   (Letto)

14

S’Omu e’ sa palla     Pagliaio)

5

Lolla  (Veranda)

15

S’Omu e’ su cuaddu e su mollenti (Stalla cavallo ed asino

6

Apposentu de is mascus  (Letto maschi)

16

S’Omu e su proccu   (Porcile)

7

Apposentu e’ passaggiu   (Disimpegno)

17

S’accorru  dei is brobeis (Coorte)

8

Apposentu de is femminas (Letto femmine)

18

Su muntronaxiu   (Letamaio)

9

S’Ottu     (Orto)

19

Su comudu   (Latrina)

10

Pratza    (Cortile) 

20

Linnaxriu     (Legnaia)

 

Tutte le case erano fornite di una legnaia  e di un letamaio ove andava a finire l’immondezza  prodotta nell’abitazione ed i residui dell’allevamento del bestiame.Il letame si lasciava a macerare per un anno e poi veniva usato per concimare l’orto e l’eccedente veniva usato per concimare i terreni  adibiti all’agricoltura.

Vi era inoltre uno spazio destinato all’accatastamento della legna per il caminetto e per il  forno del pane, la quantità di legna era sufficiente per tutto il periodo tra l’autunno e la primavera.

Al cortile si accedeva attraverso una ampia “ecca de linna o de un potalli issu puru de linna, (cancello di legna o portale anch’esso di legno)

Il corpo principale si articolava su un piano terreno ed un mezzo piano, “su staulli” (soppalco)

Al piano terra trovavano luogo:

Sa coxiña” (cucina), che fungeva da luogo ove si svolgevano tute le attività domestiche essa era fornita di una “Ziminera o Forredda” (ampio cammino), di “is mureddas de coxiña” (cucina in muratura fornito di alimentazione autonoma a legna o carbone), la cucina era il vano più ampio di tutto il fabbricato.

 

Sa lolla” (veranda) antistante la altre stanze, aveva la funzione di collegamento dei vari ambienti che vi si affacciavano, e che nei mesi meno freddi erano di supporto alla cucina, tanto che in estate vi si serviva la cena.

Spesso all’interno della “lolla” era ubicato il pozzo, che forniva  l”acqua per le pulizie; vicino al pozzo c’era “su laccu de sciacquai” bacino in pietra, dove venivano lavati sia “su stresciu de coxiña” le suppellettili di cucina, “Su strexiu de mulli” i contenitori per la mungitura, e la piccola biancheria, sempre nelle vicinanze del pozzi, all’interno del loggiato era sistemato un treppiede in ferro battuto con un lavamano in cima che serviva per le pulizie personali.

S’apposentu bellu” (salotto) era la stanza utilizzata in rarissime occasioni per ricevere ospiti di grande importanza o per le cerimonie tipo battesimo, cresime, fidanzamenti, matrimoni.

S’apposentu de lettu” (camera da letto), in esso dormivano i genitori ed i bambini fino all’età di tre anni circa.

S’apposentu de passaggiu”, essa serviva per l’accesso a “su staulli” (soffitta), quindi vi era posizionata la scala in legno, e nello spazio restante venivano conservate le scorte di cereali che servivano per l’alimentazione, la frutta secca, le marmellate, il lardo e le altre parti del maiale che venivano utilizzati per l’alimentazione invernale.

Is cameras de is mascus e de is feminas” (le camere dei maschi e delle femmine), erano in “su staulli” (soffitta), sempre se sufficienti, visto il numero dei figli. All’occorrenza i maschi adulti dormivano nelle camere di passaggio, e si facevano dormire le femmine con i bambini fino all’età di dieci undici anni.

Staccati e all’intorno dell’edificio principale vi erano le costruzioni e gli spazi di servizio:

S’omu e su forru” (il forno) più vicino, se non aderente alla costruzione principale, era il locale al cui interno vi era un forno con diametro di almeno 1,50 ml., capace di contenere, la cottura in un’unica infornata le varie qualità di pane. “ladixeddas, fogazzas de civraxiu ,kocoys de simula, e vi venivano cucinati anche “is kuccus po is cañis” (pane a forma di panini fatti di crusca e pochissima farina, per l’alimentazione dei cani)

Sa pratza” (il cortile), ampio spazio antistante la casa, generalmente “impedrada” (con pavimento in ciottoli).

S’ortu” (Orto), generalmente nella parte posteriore o laterale della casa, dove venivano coltivate le erbe utilizzate in cucina, “su pedrusemini” (prezzemolo), “s’allu” (l’aglio), “sa cibudda” (la cipolla), e stagionalmente venivano coltivate le verdure, “s’arrigraxia” (i ravanelli), “sa patata” ( le patata), “sa lattiedda” (la lattuga), “s’appiu” (il sedano), e “su caulli e cuppu e su caulli e frori” (verza  e cavolfiori). Generalmente in ogni orto vi era una pianta “de aranada” (di melograno), “de mella kidongia” (mele cotogne) e di limone. La sua concimazione avveniva utilizzando il letame auto prodotto.

Su comudu”, (latrina), era costituita da una piccola costruzione, spesso solo un recinto in muratura, dove all’interno era stato scavato un piccolo pozzo (pozzo nero), con ul solaio in assi di legno su cui era praticato un foro. Come detto nelle case non vi era l’acqua corrente, e le pulizie corporali venivano eseguite con lavamani e ”craddaxius” tinelli.

S’accorru de is brobeis” (recinto per le pecore), questo recinto, spesso “impedrau” (acciottolato) ,veniva utilizzato per il ricovero notturno delle pecore che stavano per partorire e per quelle che avevano gli agnelli appena nati, perché non potevano essere lasciate, la notte, a partorire  in campagna per paura “de is mraxiañis” (delle volpi).

S’accorru de is pudda e de is coñillus” (stia per galline e conigli), costituito da una piccola costruzione ove le galline deponevano le uova e di un cortile per razzolare, adiacente vi era anche quella per i conigli domestici.

Sa lolla de appallai” (stalla di ricovero notturno del giogo dei buoi da lavoro), di notte e nei  giorni di cattivo tempo invernali, il giogo dei buoi veniva ricoverato in “sa lolla de appallai” dove veniva alimentato con paglia e fave triturate, oppure con foraggio: l’alimentazione avveniva subito dopo il rientro dal lavoro e tre ore prima della partenza per il lavoro della giornata successiva. Quindi il contadino si alzava generalmente, nei periodi invernali, intorno alle quattro di mattino “po aremmugiai su bestiamini” (per dar da mangiare il bestiame). In “sa lolla de appallai” si tenevano anche i finimenti : “su giualli” (giogo); “is odrinagus” (redini); “is lorus” (cinte di cuoio).

S’omu e sa palla” (pagliaio), locale adiacente a “sa lolla de appallai” ve era stipata la paglia di grano che serviva per l’alimentazione del bestiame. Inoltre serviva anche come deposito delle sementi e “de s’aremuggiu” (cereali per l’alimentazione del bestiame).

Sa lolla de su quaddu e de su mollenti” (la stalla del cavallo e dell’asino), in essa veniva ricoverato il cavallo e l’asino, con i rispettivi finimenti.

In un angolo non lontano dalla stalla c’era, “su muntronaxiu”, (letamaio), esso veniva svuotato quando il letame raggiungeva la maturazione.

Vicino a “s’ecca” (cancello o portale in legno” vi era  “su linnaxru” (legnaia) con  la legna “po sa ziminera” (caminetto) e “po su forru de su pañi” (forno per il pane)

 

Sa Mobilia  e is masseritzias – I Mobili e le suppellettili

 

Gli arredi erano ridotti all’indispensabile, gli armadi erano ricavati  se possibile nelle murature, ed erano costituti in genere dai seguenti mobili:

Coxiña - Cucina : la cucina era generalmente arredata con “sa mesa de papai e is cadiras” (il tavolo per mangiare con un “cadasciu” (cassetto) per contenere le posate e relative sedie); “sa mesa de fai pañi” (tavolo per lavorare il pane); “is scannus e is banghittus po sa ziminera” (piccole sedie e sgabelli per sedersi intorno al caminetto); “su parastagiu” (sorta di credenza aperta con mensole in legno dove erano stipate stoviglie e bicchieri); sulla parete “de sa ziminera” (caminetto), appesi e ben allineati,c’erano, “is ischidoñis po sa petza e po s’anguidda” (spiedi per la carne e per le anguille), “s’atturradori”  (tostatore, costituito da un contenitore in lamiera di forma cilindrica, con uno sportello e sostenuto da un’asta in ferro con manico in legno, esso serviva per tostare, “s’oxriu” (l’orzo per il caffè), “su cixilliañu, su cixiri, sa fàa” (per fare i pop-corn,tostare ceci e fave)).

All’interno del camino c’erano : “su sulladori” (soffietto a bocca), “sa giridoa” (paletta per girare il fuoco), “is trebinis” (trepiedi,  sostegno per le pentole).

Alle pareti venivano appese “is pingiadasde ferru e de terra”, (pentole di metallo e di terracotta ), “cassarollas” (casseruole), “turras e talleris” (mestoli e taglieri generalmente in legno), “is craddaxius de arramini” (pentoloni in rame per la preparazione del formaggio), e nell’angolo più fresco c’era la nicchia per “is marigas e de su frascu po s’acqua e’ buffai” (brocche in terracotta e fiaschi anch’essi in terracotta contenenti l’acqua per bere).

Appesi al soffitto c’erano su “cannizzu” (riquadro di canne su cui si metteva il formaggio ad affumicare) e “is frucoñis po su satitzu” (sostegni per asciugare le salsicce).

Il pavimento della cucina era generalmente realizzato in lastre di pietra ben squadrate e lavorate a scalpello nella parte superiore.

S’apposentu bellu – Salotto : “S’apposentu bellu” aveva più funzionalità serviva principalmente per ricevere i forestieri e persone importanti, serviva anche per  pranzare con le medesime persone e per sale di ricevimento con funzioni varie; esso era arredato con un tavolo e con sei sedie, una credenza nella quale venivano conservati  “su serviziu bellu” (stoviglie e tovagliato per le grandi occasioni). La pavimentazione generalmente era in mattonelle fatte a mano di laterizi, oppure in battuto di fango e paglia che veniva rinnovato ogni estate.

S’apposentu de passaggiu – Disimpegno :  “S’apposentu de passaggiu” permetteva l’accesso a “su staulli” (soffitta) per mezzo di una scala in legno, il suo pavimento era generalmente il lastre di pietra. Appese alle pareti vi erano  le attrezzature per lavorare  la farina : “Is cañisteddus” (canestri di diametro superiore la metro con pareti basse); ”is crobis” (corbule) “is sadazzus” (settacci); “su xadazzadori” (supporto su cui scorreva il settaccio) e “sa cassa” (Cassa Sarda).

S’appsentu e’ lettu – Camera da letto : la camera da letto dei genitori aveva generalmente il pavimento in terra battuta, era arredata con un letto, due “Cadiras” (sedie) ‘, “su cumou” (comò); “s’armadiu o cantarau” (armadio) e vi era sempre pronto, da giovani, “su bratzollu”, (la culla a dondolo).

Is’apposentus de lettu de is mascus e de is femmñasStanze da letto dei maschi e delle femmine: le stanze da letto dei maschi e selle femmine erano posizionate in “su staulli” (soffitta) ed erano arredate semplicemente con i letti.

 

Fortunato Loi

Ultimo aggiornamento Domenica 09 Agosto 2009 14:37
 

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