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Scritto da Fortunato Loi   
Sabato 01 Agosto 2009 12:58

Ai ragazzi d’oggi sembrerà impossibile, che noi potessimo divertirci, con i nostri poveri giochi, invece per noi era bellissimo giocarci oltre  che  riuscire a costruirci da soli i giocattoli

Di seguito seguendo il filo dei miei ricordi descrivo i giochi più comuni, ma tanti venivano inventati sul momento e giocati per un periodo, molti non erano che l’imitazione dei lavori svolti dai genitori.

Si poteva vedere un ragazzino che trasportava legna con il suo piccolo carro fatto somiglianza dei carri a buoi, curato nei minimi particolari, oppure trovare un gruppo di ragazzini che per alcuni giorni accudivano una piccola fornace che produceva carbone in miniatura.

In generale erano tutti esperti nel maneggiare “s’arrasoia” il coltello, attrezzo indispensabile per autocostruirsi  i giocattoli, i materiali per la costruzione dei giocatoli provenivano dal riciclo di attrezzi inutilizzati oppure forniti dalla natura.

 

 

Sa Badrufula –  La Trottola


         
Un gioco divertentissimo che abbisognava di perizia era “Sa Badrufula”.

Questo gioco  incominciava nell’autocostruirsi “Sa Badrufula” scegliendo un legno duro che sopportasse i tentativi di spaccarla con il lancio degli altri giocatori, perché quelle acquistate alla “festa di Santa Vida non duravano più di una serata”.

Si prendeva un ramo secco di “ollastu o arradelli” olivastro o fillirea e si modellava a forma di trottola, quindi nella parte inferiore si inseriva, rendendolo incandescente, un chiodo a cui veniva tagliata la testa e poi il chiodo veniva aguzzato.

Sulla trottola così ottenuta si arrotolava un laccio in pelle “corria”.

L'estremità di questo filo “corria” veniva passato tra l'anulare e il mignolo; la trottola si teneva tra il pollice, l’indice ed il medio, quindi  si lanciava così la trottola capovolta; il laccio in pelle “corria” si srotolava e la trottola girava velocemente atterrando possibilmente sulla trottola dell'avversario...

Gli esperti del gioco riuscivano a "piscai", cioè a farla salire girare sulla mano quindi farla salire sul braccio o girare sull'unghia

Il gioco si svolgeva così:

Si faceva un cerchio sul terreno, quindici si sceglieva a sorte il primo lanciatore,  questi lanciava la trottola che doveva restare dentro il cerchio.

Se la trottola restava dentro il cerchio gli altri lanciatori dovevano colpirla nel mentre che girava “spiseddai” e se non la colpivano dovevano restare a loro volta all’interno del cerchio, altrimenti  loro avrebbero lanciato per primi.

Se “sa Badrufula” la trottola del primo lanciatore usciva fuori dal cerchio gli altri giocatori potevano tentare di colpirla “spiseddai” anche una volta ferma.

Il premio più ambito era spaccare a metà la trottola dell’avversario dentro il cerchio mentre girava.

 

 

Su Cuadd’e Canna – Cavallino di Canna


         
I bambini non avendo, come detto, giochi a disposizione si divertivano a costruirseli da se, come ad esempio "is Cuaddus de Canna" che erano canne di un circa due metri; nella cui parte anteriore veniva infilata un pezzo di canna, che fungeva da testa,  gli venivano poi legate due “corrias” strisce di pelle che fungevano da briglie.

 “Su Cuadd’e Canna veniva messo tra le gambe (come cavalcatura) e si facevano le gare di corsa;

 

 

 Tzaka e poñi – Gioco del soldato

 

       Questo gioco si faceva in  gruppo, si articolava così:

   Si sceglieva a sorte il primo del gruppo che “deppiada sterri”, cioè chi si doveva posizionare al centro del gruppo.

   Con la mano destra messa all’altezza dell’occhio in modo da ridurre al minimo la possibilità di vedere lateralmente, la mano sinistra aperta verso l’esterno posta sotto l’ascella del braccio destro.

   Tutti gli altri giocatori si posizionavano dietro, quindi uno solo colpiva il palmo della mano de “su sterridori”,  lui si girava e doveva indovinare chi lo aveva colpito mentre tutti chiudevano la mano con l’indice ed il braccio sollevato.

   Si continuava fino a quando non veniva riconosciuto l’autore della toccata, a cui toccava sostituire “su sterridori”.

 

 

Kuaddus fortis – Il gioco dell’Asina

 

        Anche questo gioco si faceva in gruppo, e si articolava così:

        A sorte si divideva il gruppo in “sterridoris e sattiadori”.

        Si sceglieva un muro su cui il primo del gruppo de “is sterridoris”si appoggiava con le spalle alla parete, il secondo del gruppo abbracciava i fianchi del primo ed in posizione curva , e così  via fino all'ultimo sterridori.

Il primo del gruppo de “is terridoris” controllava che  ogni “ sattiadori” non barasse.

        Quindi “is sattiadoris” procedevano a saltare, cercando di arrivare in groppa al primo “sterridori” in modo da lasciare spazio agli altri.

        Se qualcuno de “is sattiadoris” sbagliava, si spostava in avanti per far posto ad un’altro, oppure non trovava spazio per restare in groppa; tutti quelli che avevano saltato “ is sattiadoris” dovevano prendere il posto di coloro che prima li avevano sopportati sulla groppa “is steridoris”, se invece si rispettavano le regole  si continuava senza sostituzione.

        Ogni salto veniva preceduto al grido “alloddu ka seu arribendi” guarda che sto arrivando.

 

 

Lunamonta

 

        Il gioco si svolgeva generalmente da “s’ecca de tziu Talliu Fenu e Pranza de Cresia”

Si stabiliva il turno di salto quindi si procedeva nel seguente modo:

       Il primo si disponeva curvo un avanti, con le mani poggiate selle cosce, quindi il primo saltava poggiando le mani sulle spalle senza toccarlo in altre parti e si disponeva a ricevere il salto del secondo saltatore e così via fino ad esaurimento del gruppo, quindi l’ultimo che saltava doveva saltare tutti i compagni e si posizionava per ricevere i salti di tutti i compagni.           

Qualora uno sbagliasse il salto, toccasse la persona curva, doveva  andare a disporsi  o per ricevere il salto e successivamente perdeva il turno.

 

 

Su giogu de is laddaras – Gioco delle biglie

 

Quando si andava in campagna si raccoglievano i frutti secchi “ is laddaras” delle piante di “arrolli” rovere, tra i frutti raccolti si sceglievano quelli di uniforme grandezza, avrebbero sostituito le biglie di vetro che per noi erano rarissime.     

Venivano praticati dei buchi in terra, solitamente tre o quattro, ad una distanza che variava a seconda di ciò che i giocatori decidevano.

Con le “laddaras” si cercava di centrare i buchi fatti.

 I giocatori si accordavano sulla distanza da cui “is laddaras” le biglie andavano tirate, il valore di ogni buca che veniva centrata e il modo di lanciare le palline “laddaras”, ad esempio con il pollice e l’indice, facendole rotolare sul terreno o sospingendole in buca con un’altra “laddara”.

In base alle regole, vinceva chi riusciva a centrare più volte una certa buca o a fare più punti centrando le buche più lontane

 

 

Su giogu de su Sadazzeddu . I quattro cantoni

 

Generalmente si giocava in “su pontisceddu de sa cora giadrinu” o in “su pontisceddu de sinnioninni”  che erano delimitati da quattro paracarri.

Quattro giocatori occupavano i paracarri, mentre un quinto stava al centro.

Quest’ultimo  andava da uno dei quattro e diceva “adi nau mamma de mi giai su sadazzeddu” questi gli rispondeva “no su sadazzeddu du tenidi ……….” dicendo il nome di uno degli occupanti il paracarro.

Nel mentre che il quinto giocatore si recava verso il giocatore indicato, tutti gli occupanti i paracarri dovevano ruotare occupando il paracarro successivo; quindi egli doveva cercare di occupare uno dei quattro paracarri mentre gli altri si scambiavano il posto, se riusciva chi aveva perso il posto doveva andare al centro del quadrato e il gioco rincominciava.

 

  

Is Piccus

 

A questo gioco partecipavano due giocatori (era particolarmente diffuso tra le ragazze e le bambine). Si cominciava spargendo per terra cinque “piccus” sassolini tondi, raccolti nel fiume o arrotondati ad arte.

Si lanciavano spersi i cinque sassolini, si prendeva a scelta un sassolino e lo si lanciava in aria  che si doveva riprendere, prima di far questo, però, con la stessa mano si doveva prendere un secondo sasso da terra e ricevere il sassolino che era in aria; dopo aver preso l’altro, il sassolino andava nuovamente lanciato in aria, ma prima di riprenderlo si doveva raccogliere un terzo sasso da terra.

Si proseguiva in questo modo fino al quinto “piccu” sassolino; si lanciavano nuovamente e si dovevano raccogliere da terra due “piccus” sassi alla volta; nuovamente venivano lanciati “is piccus” che dovevano essere raccolti da terra tutti insieme.

Dopo aver preso tutti “is piccus” sassi, si dovevano porre sul dorso della mano per poi riprenderli con il palmo, dopo averli lanciati in aria.

Per vincere non si doveva commettere alcun errore.

 

 

Gruxis o Concas – (Pesce o Timone – Testa o Croce)

 

Per poter giocare si aveva bisogno delle monetine, cosa non facile da possedere in quel periodo, ma per la festa di Santa Vida, Natale e Pasqua, qualche soldino si riceveva in regalo e quindi la scelta era tra il comprare caramelle o cercare di incrementare il capitale attraverso il gioco.

I ragazzini, vista le poche possibilità di avere delle monete, con la loro inventiva sostituirono le monetine con i tappi a corona delle bottiglie di birra o di bibite, quindi andavano in girocon le tasche ricolme di tappi, con grande contrarietà delle madri perchè i tappi sfondavano le tasche.

Si sceglieva una pietra piatta, la si posizionava in piedi, quindi da una distanza prestabilita si lanciavano due monetine verso “su crastu” la pietra; colui che più si avvicinava alla pietra aveva il diritto di prima scelta, il secondo di seconda e così di seguito.

Quindi l’ultimo prendeva tutte le monetine e le lanciava in aria, il primo sceglieva “gruxis o concas”, tutte le monetine ricadute con il seme scelto  erano sue, se ricadevano con diversi semi, il  si prendeva quelle con il seme prescelto, quindi sceglieva il secondo, poi il terzo, questo se  restava da scegliere, altrimenti si rincominciava.

 

 

Zaccamuru


        Una variante del gioco “gruxis o concas” era "Zaccamuru".

Questo gioco consisteva nel prendere una monetina e lanciarla con forza contro il muro.

Poi la stessa persona rilanciava un' altra monetina cercando di farla cadere il più vicino possibile dall'altra, quindi lanciavano gli altri; chi riusciva ad avvicinarsi di più alla prima monetina vinceva la partita, con  tutte le monetine che c'erano in terra, e chi non ci riusciva perdeva le proprie monetine.

 

 

 

Sa Pipia e ZappulluBambola


        “
Sa Pipia e Zappullu” era la bambola che allora le bambine, non avendo altri mezzi, si costruivano con stracci vecchi.

Per fare il corpo (escluse le braccia), si arrotolava uno straccio e  per non srotolarsi, si cuciva; la testa era cucita con il corpo  ed era costituita  da uno straccio arrotolato fissato sempre con cucitura.

Gli occhi e le sopraciglia con stoffa di diverso colore erano cuciti  sulla faccia con filo bianco, il naso che si trovava al centro era fatta con uno straccetto nero.

La bocca invece era fatta con del filo rosso e i capelli con fili di granturco cuciti; le braccia erano costituite da uno straccio arrotolato, cucito a croce  uno sull'altro .

 

 

Cua Gua -  Nascondino


        “Cua gua” era un gioco femminile, comune anche fra i ragazzi.

Un giocatore si doveva mettere contro il muro con la faccia coperta per non vedere e contava mentre gli altri si nascondevano.

Quando finiva di contare diceva "Unu dus e tres alloddu seu bessendi " e doveva cercare dove gli altri si erano nascosti e, qunado lo scovava lo chiamava per nome e gli diceva di uscire, Se invece non veniva scoperto doveva correre  per toccare il muro dove prima aveva contato, dicendo "tana".

Chi arrivava per secondo doveva contare.

 

 

Cañis e Coñillus -  Acchiappare


        
Cañis e Coñillus -  (Cani e conigli)  era un gioco  comune  fra i ragazzi e le ragazze.

A sorte si sceglieva ch doveva fare "su Cañi", quindi si sceglievano le due tane; il gioco consisteva nel passare da una tana all'altra senza essere toccati.

Se si veniva toccati si prendeva il posto de "su Cañi"

 

 

Is Scricus – I cerchi

 

Il gioco dei “is Scricus” consisteva nel far rotolare i cerchi di qualsiasi dimensione e di qualsiasi provenienza. I più ambiti, in quanto difficilissimi da guidare erano i cerchietti degli “buttus de s’arroda e su carru” imbotte su cui s’inserivano i raggi della ruota dei carri a buoi.

Altri cerchi più comuni provenivano dai cerchioni dismessi delle biciclette.

La guida “sa guida” veniva realizzata piegando un ferro tondo robusto che abbracciava la larghezza del ferro che costituiva il cerchio.

Il gioco richiedeva un grande perizia, però una volta acquisita, si poteva eseguire qualsiasi figura o farlo rotolare in qualsiasi terreno.


 

A  fai  Pisciñas – Costruire dighette

 

            “Is Coras” i ruscelletti che d’inverno e in primavera attraversavano il paese erano due, “Sa cora”  che da “su bixinau de medre cañi” scendeva a “gedriñu” e “sa cora” che da

su bixinau de montigu” scendeva a “Sinnonninni”.

            Lungo questi  ruscelletti  i bambini si divertivano ad eseguire degli sbarramenti con pietre e fango in modo da realizzare delle piscine.

            Gli sbarramenti si realizzavano sempre più alti fino a quando la forza dell’acqua non li travolgeva, ed il divertimento consisteva, oltre che costruire la diga vedere anche come essa venisse travolta dall’acqua.

            L’inconveniente di questo gioco consisteva nel rientro a casa, perché si rientrava generalmente fradici ed allora vi lascio immaginare.

 

 

A cullu tira tira - Scivolare sul fondo dei pantaloni

 

            “Is pontisceddus de Sinnonninni, de Gedriñu, de Tintinnau” i ponticelli stradali avevano la scarpa rivestita di lastre di trachite liscia, avevano un’inclinazione di  circa 60° ed una larghezza di 80 cm.e la lunghezza di scivolo raggiungeva anche 4 metri

            Il gioco consisteva nello scivolate sul fondo dei pantaloni più volte sulla scarpa, ciò era anche abbastanza pericoloso perché verso il tunnel del ponte la scarpa non era protetta e a volte succedeva che si cadesse dall’alto: purtroppo non si avevano a disposizione gli scivoli a norma esistenti oggi, ma il nostro ingegno e spericolatezza non aveva limiti.

 

 

A Ciccai Nius  -  Cercare Nidi

 

            Altro gioco pericoloso consisteva nell’arrampicarsi sugli alberi o sulle pareti delle costruzioni per raggiungere i nidi degli uccelli che avevano deposto le uova.

            Generalmente non si toccava il nido perché altrimenti l’uccello l’avrebbe  abbandonato, la nostra era una forma di dimostrazione di capacità di raggiungere i nidi.

 

             

 

 

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