| Religiosità e Magia - Asuni, tempus antigus: tra religiosità e magia |
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| Scritto da Fortunato Loi | |||||||
| Sabato 01 Agosto 2009 13:35 | |||||||
Pagina 4 di 5 S’Ammuntadori – Paura, incubo notturno Era credenza che la notte si incontrassero le anime dei morti, ma oltre ad esse si poteva incontrare “S’ammuntadori”, che è una cosa indescrivibile, che non ha ne anima ne corpo, che ti opprime il petto, che ti toglie il respiro, che ti toglie la voce, che ti avvolge e non ti lascia andare, che vorresti scappare e correre e resti inchiodato, che ti tiene immobile. E’ l’incubo.
S’accabadora Tra i racconti di tzia Michella, un personaggio che mi aveva colpito era la figura de “S’accabadora”. “Sa femmina accabadora”, era una donna del paese di particolare coraggio, forza e di grande moralità, che veniva chiamata al capezzale dei moribondi che erano da giorni agonizzanti e per i quali non vi era nulla da sperare. Essa aiutava i moribondi al trapasso mediante il soffocamento con un cuscino premuto sul viso oppure percuotendoli sul capo con un “matzuccu de ollastu o arradelli” (randello), essa arrivava la notte, vestita di nero e a viso coperto. Faceva allontanare i parenti e quindi procedeva a compiere il proprio mandato; ultimatolo, silenziosamente e senza chiedere compenso alcuno si allontanava. Questa figura era avversata dalla chiesa e punita dalle autorità, ciò non di meno pare abbiano svolto la loro attività fino a metà del secolo scorso.
S’Attitadora – Prefica S’attitadora era una donna, generalmente anziana, che appena veniva a sapere che era morto qualcuno si recava a casa del defunto e da sola o in compagna di altre attidadoras o parenti, cantava is attitus per esprimere il dolore per la persona morta. Con is attitus si ricordavano e lodavano le buone azioni ed i comportamenti positivi della vita del defunto, i sacrifici e le privazioni affrontate durante la vita. Is attitus erano generalmente improvvisati, ma qualche volta si cantavano attitus già eseguiti altre volte ma che si adattavano all’occasione. Il canto era accompagnato dal movimento delle braccia che venivano sollevate in alto e fatte ricadere sulle ginocchia o sulla bara per esprimere il dolore. Alcuni attitus erano molto belli altri erano sciocchi e senza senso. Particolarmente toccanti erano is attitus quando moriva un giovane. Una delle ultime prefiche ”attidadora” che ho visto in azione, era Tzia Maria Pipia, donna piccolina, energica, grande lavoratrice, che aveva allevato la famiglia da sola in quanto il marito era morto lasciandole quattro figli in tenera età.
Su carru de is mortus – Il carro dei morti Si credeva che ogni giovedì notte per le vie del paese passasse su carru de is mortus, un carro trainato da due possenti buoi carico di morti, che caricava chiunque incontrasse per strada. Molte vecchie dicevano di aver più volte udito, il giovedì notte, una confusione nella strada dovuta allo sferragliare di catene e allo scricchiolio provocato dalle ruote del carro. Le anime dei morti non sono tutte cattive esistono anche “is animas bonas” (anime buone), queste si possono palesare con le persone che hanno voluto bene, è possibile vederle e parlarci attraverso i sogni. Si narrava, in paese, che in una casa dove abitavano due vecchi ogni notte “is animas” (le anime) mettessero a soqquadro mobili e le suppellettili.
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| Ultimo aggiornamento Mercoledì 02 Settembre 2009 00:21 |



