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Storia del Castello di Medusa e del bandito Perseu PDF Stampa E-mail
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Scritto da Antonio Fanari   
Venerdì 31 Luglio 2009 21:48
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Storia del Castello di Medusa e del bandito Perseu
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STORIA DEL CASTEL MEDUSA E DEL BANDITO PERSEU  

Esiste ai confini tra Asuni e Samugheo un Castello noto come "Castello di Medusa". Situato nel più rimarcato confine naturale tra la Barbagia e le sue regioni limitrofe, dovuto alla presenza di alte pareti calcaree, esso è stato costruito sopra il pianoro di uno sperone di roccia a strapiombo di notevole altezza, lambito ai piedi dal Rio Araxisi, che nasce nel Gennargentu in agro di Desulo e si congiunge con il riu Mannu di Austis in Pranu Mogoro tra Samugheo e Meana Sardo per poi arrivare al Castello. L'unica via di transito con le Barbagie, nella zona, passa appunto ai piedi del Castello, dove per mezzo di mulattiere o semplici sentieri che costeggiano il fiume Araxisi, si può risalire per vari chilometri, sino ad incontrare zone meno impervie che si addentrano nel Mandrolisai e nella Barbagia. L'impressione più immediata per il visitatore, è il totale isolamento della zona dal resto del territorio, la protezione che offre il territorio è notevole, da decine di grotte ed anfratti alla abbondanza di acqua e legname, cacciagione e pesca. Il silenzio regna sovrano, per cui risulta facilissimo percepire i rumori.

 

Il roccione dove sorge il Castel Medusa

 

La zona fino a pochi anni fa era difficilmente raggiungibile per mancanza di percorsi praticabili in auto; l'unica via partiva da Asuni per una strada sterrata non carrozzabile che passando da "Sa scocca manna" proseguiva a "Molinu de jossu", poi lungo il fiume detto di Asuni, sino ai piedi del Castello, per cui l'intero tragitto si poteva effettuare con soli mezzi animali o a piedi. Oggi esiste una strada di penetrazione agraria che da Asuni arriva a Meana Sardo, molto stretta, con curve e strapiombi,  ricoperta di manto asfaltato per il tratto che compete al Comune di Asuni e che comunque ci permette di arrivare a circa cinquecento metri dal Castello per poi proseguire a piedi o con vettura fuoristrada su sentieri che si perdono in mezzo al bosco e macchia mediterranea; una volta guadato l'Araxisi, portata d'acqua permettendo, si arriva ai piedi del Castello. L'Araxisi scorre in una vallata suggestiva, tra picchi di roccia di un marmo candido e  boschi di leccio, roverella, ontani, salici, tamerici, sambucco, oleandri e macchia mediterranea, notevole è la sua portata d'acqua, cessa di scorrere in superficie nel mese di Agosto, semprechè non vi siano precipitazioni nella montagna. Pur cessando di scorrere in superficie, le acque ricompaiono sotto il Castello e dopo il salto di una piccola cascatella, tra massi enormi si osservano le acque di un cristallo sorprendente, con qualche trotella che vi soggiorna; il luogo ispira piacevoli ed estasianti momenti. La nostra è una zona molto impervia e carsica, regno dei rapaci, cinghiali, volpi, gatti selvatici, non di rado capita di osservare qualche coppia di donnole che giocherellano in riva al fiume. Detto Castello è di costruzione antichissima, nei secoli scorsi vi sono state trovate monete Bizantine in notevole quantità; ultimamente sono stati trovati degli anelli, uno in particolare ebbi occasione di visitarlo alla mostra "Castella Arborensia" di Oristano; era d’oro con pietra incastonata su gabbia alta, di chiara origine Bizantina. Il Castello  ha sempre attirato studiosi per via del silenzio che ne copre le origini, sia per il nome, Medusa, che ricorda un mostro mitologico, una Gorgone che per volere di Minerva aveva dei serpenti al posto dei capelli ed il cui sguardo aveva il potere di pietrificare le persone. Il La Marmora parla anche di tre lapidi marmoree rinvenute nel castello (che verso la prima metà del 1800 venivano custodite nei musei di Torino), dedicate a dei soldati Romani; lo stesso La Marmora ha ritrovato nel Castello una grossa lastra in marmo riportante il nome dell'Imperatore Giustiniano, indicando anche il suo quinto anno di impero.     Citiamo alcuni passi del Lamarmora dall'Itinerario dell'Isola di Sardegna edito nell'anno 1868:" Vi si vedono molte mura di cinta costruita con cemento molto tenace, che io considero una costruzione del Basso Impero. Vi si vede una cisterna....Vi sono anche residui di antiche abitazioni costruite col medesimo cemento. Mi hanno fatto vedere molte monete trovate in queste rovine e tutte appartengono agli Imperatori d'Oriente, a partire da Giustiniano. Tutto ciò prova che questo Castello era una fortezza innalzata dai Generali degli Imperatori Greci per tenere in freno i popoli Barbaricini, ricordando il passo di Giustiniano....che ordinava di stabilire delle truppe nei punti dove questi predatori discendevano dai loro covili". In occasione delle mie visite alle rovine del Castello, mi capitò di ritrovare una macina in basalto, uguale per fattura alle classiche macine che fino a pochi decenni fa erano presenti nelle nostre case, ma con dimensioni più contenute: il suo diametro non superava il mezzo metro, da cui dedussi che si trattava di una macina manuale, di quelle che si usavano in tempi antichissimi. In compagnia di un amico la nascosi in mezzo a degli arbusti, essendo un reperto appetibile per molti, per me invece oggetto di un rispetto sacrale.

 



Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Agosto 2009 23:55
 

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